Il Dott. Antonino De Marco, Sovrintendente dei Beni Culturali di Ragusa, ha tenuto un discorso che ha toccato il suo profondo legame con il territorio, il suo approccio pragmatico e la complessa questione del futuro della Fornace Penna. Orazio lo ha introdotto come un “amico” e un uomo di “passione”.

Un legame personale e professionale con il territorio
De Marco ha spiegato che il suo amore per la provincia di Ragusa non è superficiale. Arrivato nel 1998, ha subito intuito che questo era il posto ideale per crescere i suoi figli, convincendo la moglie a trasferirsi da Agrigento.
A testimonianza del forte attaccamento, ha raccontato come la sua famiglia si riunisse ogni estate a San Pieri per trascorrere del tempo insieme. A livello professionale, ha sempre cercato di valorizzare la provincia, promuovendo circa trent’anni fa l’elioterapia, una forma di cura basata sull’uso dei boschi e del sole. Ha inoltre sottolineato il suo desiderio di rendere la Sovrintendenza un luogo accogliente per tutti i cittadini.
La Fornace Penna: un percorso ad ostacoli
Il punto focale del suo intervento è stato il futuro della Fornace Penna. De Marco ha descritto le immense difficoltà incontrate nel tentativo di recuperare il sito. La struttura era stata considerata un “non luogo” per decenni e la sua gestione è stata complicata dalla presenza di circa 26 proprietari privati sparsi in Italia e in Europa. L’iter burocratico per l’espropriazione è stato “faticosissimo” e ha portato all’acquisizione del bene da parte della pubblica amministrazione.
Superato l’ostacolo della proprietà, ne è sorto un altro: la mancanza di fondi. Grazie ai suoi contatti, De Marco è riuscito a ottenere circa 500.000 euro per un intervento di somma urgenza. Ha ringraziato le istituzioni locali per la collaborazione, che ha portato alla messa in sicurezza del Forno Hoffman, che lui definisce “la grande bellezza di questo monumento”, e alla stabilizzazione del 50% della ciminiera. De Marco ha espresso fiducia nel fatto che altri finanziamenti verranno reperiti per completare l’opera.
La Fornace Penna: un progetto per il futuro
De Marco ha enfatizzato che il recupero di un bene storico non serve a nulla se non c’è un amore e un coinvolgimento da parte della comunità. Ha citato l’esempio di Costa di Carro, passato da luogo di degrado a sito apprezzato, per dimostrare che un luogo vive solo quando “tutti ne diventiamo proprietari, ma non nel senso del possesso, nel senso del servizio”.
Riguardo al futuro della Fornace Penna, ha dichiarato che servono “decine di milioni di euro” per la sua piena riqualificazione e che è fondamentale stabilire il tipo di utilizzo. Ha suggerito diverse possibilità, da un centro di ricerca a un ospedale per cetacei, purché il progetto sia frutto di un confronto serio e condiviso, senza interessi di parte. Ha messo in guardia da un turismo di massa che sta danneggiando l’economia locale e ha invitato a puntare su un “turismo qualificato”. Ha infine espresso la sua preoccupazione per la perdita dell’identità architettonica e paesaggistica della provincia, a favore di una “americanizzazione” che fa dimenticare le radici del territorio.


